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Nel luglio del 1726 Alessandro Gogna, uno dei più famosi alpinisti italiani, ma anche scrittore e storico dell'alpinismo, nell'ormai lontano 1987 iniziava il suo libro " Sentieri verticali-storia dell'alpinismo nelle Dolomiti: gli itinerari" con la notizia di due botanici che, nel luglio del 1726 salirono la cima del Cimon del Cavallo. I due studiosi, il farmacista veneziano Pietro Stefanelli, assieme all'amico bolognese Giovanni Zanichelli, famoso botanico, lo è ancor oggi, andavano alla ricerca del "Giardino della Madonna", un luogo mitico che, nelle leggende locali, doveva essere ricco di fiori sconosciuti e rare erbe medicinali dagli straordinari poteri terapeutici e vi trovarono effetivamente una notevole quantità di specie. Ma non riuscirono a resistere al richiamo della vetta e, dopo aver raccolto molti esemplari di quella flora particolare, salirono fino alla vetta, usando

alberola IMG 018addirittura degli scarponi con dei primitivi ramponcini, chiamati da loro "grappelle". Di questa esperienza essi lasciarono una relazione e Gogna fa iniziare l'alpinismo dolomitico inteso in senso moderno, cioè documentato da una testimonianza scritta ( cacciatori di camosci, bracconieri e contrabbandieri non sono mai stati usi alle relazioni scritte per comprovare le loro attività piùo meno lecite...), da quella salita ad una cima sicuramente non tra le più note e che viene normalmente relegata alla categoria "secondaria" delle Prealpi.

Per il massiccio Cansiglio-Col Nudo-Cavallo un bel record: la storia dell'alpinismo dolomitico comincia da qui, ma anche molte altre storie sono racchiuse tra i confini di questo rilievo, spesso ancora poco conosciute ed in attesa di essere riscoperte, basti pensare a quanta importanza ha assunto negli ultimi anni quest'area per l'archeologia preistorica e le sue torbiere che permettono di leggere l'evoluzione del clima dalla fine dell'ultima glaciazione in poi sono diventate famose, tra gli studiosi di paleobotanica in tutta Europa.

Dunque il Cansiglio è una specie di miracolo poichè in esso è ancora possibile individuare l'evoluzione della Terra ( gli antichi mari, le rocce calcaree, l'orogenesi alpina, il cambiamento degli ambienti naturali..) e sopra a questa i segni della presenza umana dalla preistoria al giorno d'oggi. Come non pensare, davanti a una tale schiera di elementi di interesse scientifico e storico, a una tutela molto rigorosa? Una protezione che non per forza deve portare solo a regole e divieti ma che proprio da questi elementi parta per creare anche economia attraverso un utilizzo turistico e sportivo rispettoso ed evoluto.

Ed invece da oltre trent'anni tutto il dibattito su Cansiglio e i suoi dintorni non è centrato sul come tutelarlo e come conservarne l' unicità ma sul fare o non fare impianti di risalita sul versante veneto, su quanto può epandersi ancora il Pian Cavallo, stazione turistica invernale con vista mare, nei giorni limpidi si vede benissimo tutta la laguna tra Chioggia, Venezia, Trieste ed oltre, che ha succhiato un'incredibile quantità di denaro pubblico ed ancor oggi, in periodi di crisi profonda, reclama ogni milioni di euro come fosse un diritto.

Il gruppo del Cavallo è diventato famoso per lo sci alpinismo, tanto che negli ultimi anni vi sono state organizzate parecchie gare di coppa del mondo, ma questo importante evento sportivo può essere visto in due modi totalmente contrapposti: da una parte chi chiede di lasciare questo massiccio montuoso senza altri impianti di risalita e dedicato proprio alla pratica dello sci alpinismo, dall'altra una parte degli organizzatori, proprio attraverso queste gare di rilievo internazionale, intendono proporre il Cavallo come "patria dello sci" e quindi da riempire di impianti di risalita ( oppure:...e quindi da dedicare a tutto lo sci, anche quello da discesa, creando le strutture necessarie). E i cambiamenti climatici ? E la discussione che si sta svolgendo in tutto l'arco alpino sul destino delle stazioni sciistiche invernali a bassa quota? E la crisi economica sempre più presente e pericolosa? Ma come si fan a non capire, e ormai lo dicono gli istituti di ricerca, le Università, gli economisti, che il futuro della montagna sta nello sviluppo di un turismo legato alla fruizione dell'ambiente naturale che non richiede grandi opere e grandi modifiche, con forti "sacrifici" ambientali? Pian Cavallo, con la sua sottointesa filosofia, è ormai il passato ed è ora di chiamare a raccolta chi ha desiderio ed idee di lavorare per il presente e per il futuro.

(Foto a cura di ViviDolomiti asd, Testo di Vittorio De Savorgnani)