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Neve e valanghe

Chi frequenta la montagna invernale è ben consapevole dell'importanza di conoscere questi due argomenti: la loro complessità richiede studio e pratica continui. Qui si vogliono dare degli spunti di riflessione e degli stimoli per mantenere, durante l'attività, sempre un attento controllo dell'ambiente, associato necessariamente ad un elevato spirito critico. Si è così deciso di proporre due argomenti poco conosciuti, o poco considerati, che riguardano la percezione del pericolo.

Preconcetti e false certezze

È più difficile distruggere un pregiudizio che non un atomo. (A. Einstein)

Con poca neve non c'è pericolo
Falso! In un manto nevoso poco spesso, in caso di basse temperature, è favorito il gradiente termico e quindi la formazione di strati deboli di cristalli sfaccettati o brina di fondo; inoltre, strati dedoli che si trovano a poca profondità sono più facilmente interessati dalle sollecitazioni esterne (sovraccarico) Se c'è stato vento, poca neve in un punto può significare accumuli in altre zone.

Fa freddo da molti giorni, perciò la neve resta stabile
Falso! Il freddo persistente, specie sui versanti in ombra, favorisce il metamorfismo costruttivo e quindi la formazione di strati deboli di cristalli sfaccettati o brina di fondo. Il freddo rallenta inoltre i processi di consolidamento del manto nevoso..

Ci sono delle tracce di salita quindi posso tranquillamente scendere sciando
Falso! Le sollecitazioni prodotte sul manto nevoso dipendono dal peso dello sciatore e dai "fattori di moltiplicazione" in base al tipo di azione: significa che, assumendo pari ad uno il peso di una persona in salita, il peso raddoppia durante le inversioni, quadruplica durante la discesa e diventa otto volte tanto (!) in caso di caduta.

È sceso il compagno, quindi il pendio è stabile
Falso! Una valanga non si stacca necessariamente al passaggio del primo sciatore; un lastrone può reggere il peso di una persona al primo passaggio ma non a quelli successivi. Ogni sciatore, con il proprio passaggio, può infatti compromettere la stabilità fino alla rottura.

Nel bosco non c'è pericolo
Falso! Solo un bosco fitto offre una relativa sicurezza, anche se non può fermare una valanga staccatasi più in alto; il bosco rado al limite superiore della vegetazione forestale, così come le radure nel bosco fitto, non danno garanzie di sicurezza in quanto, in questi ambiti, il manto nevoso presenta caratteristiche simili a quelle dei pendii aperti.

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Sequenza di istanti. Valanga su pendio già disceso da altri sciatori (foto gentile concessione arch. M. Zanon, "Scialpinismo in Alpago")

Fattore umano

Un'ipotesi, una volta prestabilita, ci dà una vista d'aquila per notare tutto ciò che la conferma, ma ci rende ciechi per tutto quello che la contraddice. (A. Schopenauer)

Eccesso di determinazione o di sicurezza
La determinazione, in montagna come nella vita, è una molla fondamentale per raggiungere un obiettivo.
L'eccesso di determinazione può però portare a trascurare o sottovalutare quei fattori negativi che potrebbero impedire il raggiungimento dell'obiettivo. Esempio: neve con segnali di allarme, cambiamenti del tempo, eccessivo riscaldamento, zone con pericoli oggettivi, stanchezza. Questo avviene tanto più quanto più si è vicini alla meta (quante valanghe proprio sotto la vetta o la forcella...). In questo fattore rientra anche la cosiddetta sindrome del lupo: l'eccesso di determinazione come anche l'eccesso di competizione porta qualcuno a voler essere sempre in testa, ad arrivare o sciare il pendio per primo, ecc., perdendo di vista la sicurezza.


Eccesso di paura
È chiaramente meno pericoloso fino a che impedisce alla persona di mettersi in una situazione di pericolo (= prevenzione), ma può diventare rischiosa quando una persona, in una situazione difficile, vuole rientrare al più presto in un posto sicuro: sindrome del cavallo. La paura e la fretta possono infatti portare a scarsa valutazione dei pericoli e a decisioni affrettate, spesso non corrette.

Eccesso di familiarità
Dà sempre una falsa impressione di maggior sicurezza. Può riguardare un'eccessiva familiarità con il terreno (es. percorso conosciuto) o con situazioni già vissute (progressione con nebbia o buio o in ghiacciaio) o con manovre ormai ripetute quasi automaticamente (es. nodi per calata). La minor attenzione in questo caso è causa di un rischio più elevato.

Eccesso di apprendimento negativo
Le esperienze drammatiche o negative hanno un effetto positivo sull'apprendimento perché aumentano il bagaglio di conoscenze. Sarebbe importante sapere quante volte si arriva vicino ad una situazione pericolosa nonostante tutto sia andato per il meglio. La falsa convinzione che non ci siano rischi, soltanto perché l'evento non si è verificato, si può combattere solo valutando sempre criticamente anche le uscite facili, o che si sono svolte senza problemi, cercando di capire se e quanto rischio si è corso e il perché.

Istinto gregario o effetto gregge
In gruppo ci si sente, a volte falsamente, più forti e sicuri; questo risulta più comodo perché non si devono prendere e valutare le decisioni, ma in questo modo si riduce lo spirito critico, e ci si lascia influenzare da decisioni altrui. Per di più, un errore in gruppo, può portare a conseguenze più drammatiche.

Percezioni psicologiche alterate
Rientrano in queste l'aspetto caratteriale e lo stato d'animo della persona in quel determinato momento, la necessità di apprezzamento e riconoscimento sociale, la presenza di molti esperti in un gruppo, l'euforia, ecc. Indossare un'attrezzatura adeguata, o dispostivi di sicurezza (ad esempio l'ARTVA), può dare un senso di falsa sicurezza.

Percezioni - illusioni ambientali
Sono quelle legate a condizioni fisiche. Lo stesso pendio dà sensazioni di sicurezza differenti a seconda delle condizioni metereologiche o ambientali: un pendio al sole, non troppo aperto, con la presenza di alberi o di tracce, ecc. dà un'impressione di maggior sicurezza rispetto allo stesso pendio in ombra, con nebbia, vento, senza ostacoli, ecc.

Testo riadattato a cura di Francesco Vascellari e Paolo Grosso da un articolo scientifico di Anselmo Cagnati, esperto di nivologia operante presso il Centro Valanghe di Arabba. La sezione False Certezze è ispirata alle pubblicazioni del CAI a riguardo, semplificate in prefazione al testo: Scuola Carnica di Alpinismo e Scialpinismo "Cirillo Floreanini", Scialpinismo in Carnia, InMont Edizioni 2010. La fonte della sezione Fattore Umano è: La percezione del pericolo di valanghe nello scialpinismo, Le Alpi Venete, Anno LXII, n.2, 175-178. Anche gli aforismi pertinenti sono trascritti da questa pubblicazione.