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Le precauzioni inutili

|  Le precauzioni inutili:

[1] Contro la nostalgia | Montagne di casa

1.1

| il senso del nonsenso |

E giù tutti a dire che le montagne dietro casa sono le più belle del mondo. Più della Patagonia, più dell'Himalaya, più delle Dolomiti famose. Alcuni lo pensano davvero in senso assoluto, altri fiutano il campanilismo ma il concetto non cambia. Perché?
Non c'è bisogno di scomodare la retorica: la montagna dietro casa non è madre, non stiamo tornando a cercarla. Inoltre, dèi e spiriti non c'entrano per niente. Cos'è, dunque?
Sulle montagne dietro casa, quelle più vicine, per forza dobbiamo aver iniziato qualcosa. Quando tutto era da scrivere, quando quella volta, con l'aprirsi di quello scorcio dietro la quinta di roccia, nulla è stato più come prima.
Ma allora, il nostro attaccamento non è altro che rabbiosa nostalgia della nostra infanzia che non tornerà mai più.

 

[2] Contro l'ambizione | Il senso da ricercare

1.2e

| sognando Paul Preuß |

«A qualunque ora ti sveglierai io, un'ora prima, sarò già sul ghiacciaio.»
Se sei in un rifugio la sera e scopri che c'è chi ti vuole soffiare il giorno dopo "la prima" su una linea in roccia individuata da te, che senti tua, questa è la sola risposta risolutiva che un uomo motivato può dare.
Ho letto questa frase in una qualche biografia di alpinista. L'ho sempre attribuita a Bonatti, ma adesso che ci penso forse è di Hermann Buhl, oppure di Gaston Rèbuffat. È passato tanto tempo, il libro era in prestito. Forse la citazione non è nemmeno giusta, forse nemmeno l'interpretazione lo è. Forse la frase è mia.
O forse è di ogni uomo al mondo che va sulle montagne con passione e incanto, di tutti quelli che si assumono rischi, anche se hanno famiglia, di quelli che si alzano alle tre del mattino per questa attività meravigliosamente inutile, ma altrettanto essenziale, per chi ne sente il richiamo.

 

[3] Contro la malattia | Chino dopo la china

1.3

| precipito |

Mi dice Alberto: fai sapere al mondo quel che fai in montagna, avventura piccola o grande che sia. Fai pure lo sbruffone, esagera sui gradi, enfatizza le difficoltà e le condizioni atmosferiche avverse. Accentua l'epicità delle tue sveglie alle cinque del mattino dopo esserti sbronzato fino alle quattro con gli amici o in compagnia di qualche ragazza bellissima. Racconta con spavalderia i rischi che assumi, di quelle valanghe che ti hanno sfiorato o ricoperto, di quei sassi che frullavano sopra la tua testa con quel maledetto, pauroso ed inconfondibile sibilo e che ti hanno sempre mancato. In bilico per milioni di anni, pronti a conficcarsi nella tua testa.
Insomma ridi sui tuoi vent'anni vigorosi, che in un momento, in un refolo di favonio, saranno già alle tue spalle. Impegni, cattivo tempo, pochi soldi, malanni e paure potrebbero improvvisamente toglierti quel che ora ti sembra dovuto. E saresti un povero diavolo che ha fatto l'umile per alimentare un personaggio umile, e non ti resterebbe nemmeno l'idea, l'illusione, di una vita spesa selvaggiamente.
Ma per non essere poi del tutto meschino in questo gioco di mistificazione, fermati qualche volta – una salita su dieci, almeno – e china la testa su quel mucchio di detriti su cui seduto.
E pensa a quei tremila metri di rocce sotto di te, strato dopo strato; e pensa che tu non sei né forte né abile per stare quassù, ma sei solo giusto. Giusto giusto per quassopra.
E infine ringrazia chi ti pare: la natura, un dio, il culo che hai avuto. Ma almeno pensaci un po' su.
Una foto ricordo sinceramente sorridente, una firma sul libro, i primi passi in discesa, qualche corda doppia lanciata nel vuoto. Ora ritorna giù, come sempre ti capiterà.

La meravigliosa espressione "Giusto giusto per quassopra" è dello scrittore Erri De Luca ne "Il contrario di uno".

 

[4] Contro la vecchiaia | Slongoi

1.4

| tracce |

In montagna, quando si è giovani ed allenati, si prendono gli "scurtoi", le scorciatoie, per far prima. Si tagliano i tornati sulla massima pendenza e si fila su dritti alla vetta, con quella meravigliosa sensazione di avere il tempo e le gambe dalla propria parte.
Ma senza aspettare di diventar vecchi, alle volte è bello anche prendere gli "slongoi" ed allungare e rallentare il proprio viaggio, perché tra il punto A e il punto B le cose più belle da vedere non sono sempre nella linea in mezzo.
Con le strade più tortuose ed illogiche, forse qualche meraviglia laggiù ci aspetta!

 

[5] Contro l'autorità | Al quarto non si comanda

1.5

| alle prese col paese |

Inizio anni '80, più di trent'anni fa. Don Martino è parroco nel paese di C. e ha da poco finito di dir Messa. È uno splendido mattino di giugno, il vento fresco scende dalle valli, pulisce l'aria e fa biancheggiare, rivoltandole, le foglie dei sorbi. Tutto attorno, la solita silenziosa corona di monti, da alcune settimane senza più traccia di neve.
Il prete si toglie i paramenti sacri, esce dalla canonica e attraversa a piedi la piazzetta soleggiata e deserta mirando all'osteria di fronte. Entra, saluta l'oste ed ordina il solito quarto di vino. Posa il breviario, poi con calma inizia ad aprire il giornale e, come sempre, prima che la lettura mattutina sia finita, i quartini diventeranno due, o tre. Cosa sarà mai questo piccolo vizio di fronte alla bontà e all'umiltà di questo pretino di montagna, amato dalla sua gente? I paesani, da sempre, ne ridono bonariamente.
Ma ecco che subito, nemmeno il tempo di essere servito, egli sente un rumore e, attraverso le consunte tende a quadri rossi e bianchi, scorge una grossa vettura in arrivo. Un presentimento. Dall'auto escono due persone. Diavolo, il Vescovo e il suo segretario! In visita, a quest'ora, proprio adesso!
Don Martino pianta lì tutto e si precipita all'esterno, con un crescente senso di colpa, facendo svolazzare la lunga tonaca nera, dimenticandosi pure il cappellaccio sulla cassapanca di legno. Il Vescovo intanto, dall'altra parte della piazza, l'ha visto e gli si fa lentamente incontro.
L'oste però, vuoi per ingenuità o vuoi per deliziosa cattiveria – più probabile quest'ultima, pensa Don Martino, cos'altro aspettarsi da quella canaglia? – esce a sua volta all'aperto e, piantati i piedi sulla ghiaia della soglia, con fiero cipiglio sbraita: «Reverendo, e il quarto?»
E Don Martino, fulmineo, si ferma e gli grida di rimando: «Onora il padre e la madre!»

 

[6] Contro la retorica | Vie senza civici

1.7

| anni '30 e anni '10, via Comici alla Torre Piccola di Falzarego |

Quel che oggi per noi è una via "plaisir", per Mary Varale (quel giorno con Comici e Del Torso) nel 1934 fu incognita, rigidi canaponi, tentativi e scarpette di feltro di dubbia aderenza.
Ma siccome il trio padroneggiava sicuramente quel grado, la conca di Cortina era verde e rassicurante in basso e, soprattutto, non per forza a quell'epoca la retorica eroica era d'obbligo così come talvolta ci viene raccontato e ci fa comodo credere, percorrere questa via oggi evoca l'immagine dei primi salitori appesi alla sosta, sul filo dello spigolo, così come noi tre ora, a prendersi in giro l'un l'altro, sghignazzare e riempirsi di buonumore, la vita normale lasciata per alcune ore a valle.
Un momento prezioso che è, assieme al godere del gesto della salita, il necessario completamento della filosofia "plaisir" in montagna.

 

[7] Contro la guerra | Le isole Diomede

1.6

| la creazione |

Le Diomede sono due isole in mezzo allo stretto di Bering: Russia a ovest, confine nel mezzo, USA ad est. Distano tre chilometri l'una dall'altra, ma sono divise da ventuno ore di differenza di fuso orario.
Si guardano da pochi passi, e proprio lì nel mezzo è passato per anni il confine ideologico della guerra fredda, due modi antitetici di vedere il mondo. Stati Uniti ed Unione Sovietica erano realtà lontanissime, soprattutto per chi, come noi, è abituato alla rappresentazione del planisfero con l'Europa in mezzo.
Erano e rimangono un posto strano, carico di simboli forti, il luogo dove sembrano fisicamente toccarsi gli antipodi di tutto.
Ma, a ben guardare, alle isole Diomede in fondo non ci sono altro che scogli battuti dal vento artico, pochi pescatori dalle mani spellate, balene in migrazione ed una natura forte e selvaggia.
Il cambio di data, la guerra fredda, l'oriente contro l'occidente... il resto, insomma, è cosa ininfluente, artefatto effimero creato dall'essere al mondo di noi uomini. Che passa e va.
Nulla, insomma, che possa interessare ad una procellaria posata su uno scoglio nel mare in tempesta.

 

L'elenco di "Precauzioni inutili" è liberamente ispirato all'omonima serie di racconti di Dino Buzzati.

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Federico Balzan